Amare e Naufragare. Raccolta poetica di Paolo Baccarelli

amare

Amare, naufragare: immagini importanti!

Sono orgoglioso di presentarvi ora “Amare e Naufragare”, una raccolta poetica di Paolo Baccarelli!

Amare non è inteso dal poeta solo nel senso comune, c’è molto di più! Il poeta intende esprimere amare con un rapporto con la totalità, con la vita in sé! Amare poi, porta spesso a un naufragio, ad una perdizione all’interno della totalità!

E’ importante poi rimarcare il fatto che il poeta non parla in questo caso per immagini, e non per metafore! Vuole evocare l’immagine stessa, senza imporre significati obbligatori, dando quindi a chi legge libertà interpretativa assoluta e dirompente, spingendo alla ricerca di sé!

Vi lascio quindi a “Amare e naufragare!”

Il direttore, Mattia Mandalà!

I Vermi


L’ateo è accecato e sconfitto
Il credente ammalato, soffre di illusione
L’agnostico di dubbio perisce


Credo nei vermi, che di notte
fanno visita all’annebbiato.
Sono tanti, infiniti
ricoprono tutto il corpo
ricalcano le vene
salgono dai piedi fino a prosciugare
tutta l’acqua del corpo.
Ti mordono, entrano in bocca
bevono tutto il sangue
sfracellano il ventre
tirando da fuori di esso la nebbia
la lanciano in aria
ti ci trafiggono la faccia, e con quella nebbia
ci fanno una nuvola, con cui ti avvolgono
lasciandoti con quattro mura intorno


Affannosi sospiri i vermi provocano
ma il peggior sospiro lo si fa alla fine
quando essi saranno andati
e tu rimani lì immobile e incosciente
e non capendo strillerai e sentirai perdere
a vita, all’ infinito


I vermi ridono e si divertono
poiché piccolo finito dell’infinito ti mostrano
e tu lesionato sai,
che puoi solo aspettare il loro eterno ritorno.

Lo Straniero


Straniero,
da dove vieni?
la bambina mi strappó
la lettera davanti agli occhi.
Lá mi apparisti, in tutto il tuo splendore
e io ignaro
di tutto il dolore
mi avvertisti
e io ignaro
di quanto stordisci


Continuamente i tuoi artigli
in cerca di pensieri arteriosi
da sfarre con estrema dolcezza,
con un pizzico
di formale delicatezza,
portanti di acido sensuale
che spargi con lentezza sul mio corpo
distruggendo memoria e pensiero
che infondo ricercherà di nuovo te straniero,
che tanto viscidamente
nel buio il mio ventre
bacerai all’infinito amaramente


E se la morte ha davvero i tuoi occhi,
ti porgeró la mano
nella speranza che quel buio
ci porti davvero lontano.

Al centro del dolore


Lunghi e vasti sentimenti
mai espressi in forma si rievocano
in fiammanti terre dall’oscuro cielo
abitate da popoli in lotta non comunicanti.
Organi dispersi, ordini sovrastanti imposti


Tra urla strazianti che sommergono
luminose idee ideologiche
tra cadaveri bruciati e affannosi sospiri
al centro c’è la campagna di fresco vento


Nella campagna vi è una verde distesa
di olivi immobili che contemplano margherite.
In mezzo alle margherite stende una donna
che volge sguardo alle colline circostanti
e d’oltre colle avvista dolci fiamme
che si mescolano danzando con nuvole


La fanciulla gli accarezza la mano
con soffice e nobile movimento regolare
posa una mano sulla guancia dell’amato.
Gli occhi come la cometa
in mezzo a due buchi neri in fusione
i corpi intrecciati, liberi di illusione


Lei coglie la margherita pensando
a come tramutare visioni di eterni sovrapposti
in un nobile e coinciso linguaggio:
scompare la bocca, scompaiono parole
emette un suono, la gola è immobile.
L’amore non c’era e mai sarà.
Vivere è questo:
La più bella donna innamorata muta.

Panchina del serafino sconfitto


Qui sul posto eterno. Di sempre.
dove il pensiero si è visto e rivisto
dove ha visto il tuo volto
di cui lentamente ha imparato a memoria
le espressioni, i lineamenti, gli infiniti sorrisi


Qui dove il pensiero si è annebbiato
e nella nebbia ha riconosciuto te
che lentamente governi i miei cieli
e dentro alla natura che in orrore si manifesta,
hai piantato l’ardente seme divino


Nel posto mio un giorno ti ci portai
tra abbracci, lacrime e parole sacre
al solenne arrivo della notte buia
per sempre l’essenza di un intimo posto
dal nulla cambiasti


Ora l’essenza è decisa: tu appartieni qui
e non resta che osservare
con disincanto la tua assenza.
Io rimango qui
a fissare immobile, con occhi serrati
il sublime e doloroso spazio vuoto,
che come un serafino sconfitto
rievoca l’ardente tuo amore
che fu accanto a me
Perisco.

Lamento


Grida, continua a gridare
vivo da morto
oppure, sono morto da vivo
vivo nel pensiero
aspro, mai completo
che appena entri
la medesima, uguale potenza
con cui tendevi
ti mangia, lasciandoti rivagare
da dove partivi
cosi’ ancora, senza arrivo
smarrendo l’inizio


Fermo, aspetto
sia l’inizio
che una fine, di cui
non conosco l’inizio
neanche, l’entita’
neanche una forma
neanche, una briciola
che almeno in favola
mostrava, la via di ritorno
non come ora
dove le briciole, bruciate
fanno elemosinare
e accendono, l’ultimo desiderio
che non svanisce
ma lentamente
nel buio abisso svanisce

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